“L’OSTRUZIONE DELLE VIE AEREE” di Valentina Carcavallo
L’ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo rappresenta una delle emergenze più critiche in età pediatrica. Si tratta di un fenomeno rischioso che richiede un intervento rapido e adeguato per salvare la vita del bambino, ma al tempo stesso molto frequente. Difatti in Italia si registrano circa 80.000 episodi annuali, considerando anche quelli di minore entità che non hanno richiesto l’aiuto dei soccorsi, e a livello mondiale è presente una percentuale di mortalità del 27% nei bambini al di sotto dei 3 anni e raggiunge il 70% tra i 12 e 36 mesi. Può manifestarsi fino ai 14 anni, ma l’incidenza massima si osserva tra gli 0 e 4 anni di età. Questo è legato ad una maggiore predisposizione del bambino al soffocamento attribuibile a strutture anatomiche e meccanismi fisiologici ancora incompleti. La manifestazione clinica può variare notevolmente in sintomi e modalità in relazione alla sede anatomica e alla tipologia di ostruzione, che può essere infatti parziale o completa. I sintomi di allarme includono difficoltà respiratoria, tosse improvvisa, stridore e segni di soffocamento. In questi casi il trattamento in emergenza è fondamentale e deve essere adattato in base all’età e ai segni clinici presenti; prevede l’applicazione di manovre di disostruzione, nel caso in cui il bambino è cosciente, e l’intervento con rianimazione cardiopolmonare (RCP) in caso di incoscienza.
Lo studio effettuato si è posto come obiettivo quello di contribuire alla comprensione dei rischi e dei trattamenti associati al soffocamento, sottolineando l’importanza dell’educazione sanitaria e della prevenzione. Inoltre, si è verificato quante conoscenze posseggono effettivamente i genitori in merito alle strategie di prevenzione e valutato se l’educazione sanitaria ad oggi presente è sufficiente o deve essere incrementata e in tal caso come è possibile farlo, individuando gli interventi di educazione sanitaria più efficaci. Ѐ stata quindi eseguita una revisione della letteratura sulla banca dati Pubmed secondo metodologia PICO riguardo il grado di conoscenza dei genitori sulla prevenzione del soffocamento e sulle manovre salvavita, che ha portato all’inclusione di 13 articoli. Dall’analisi degli articoli selezionati risulta evidente una conoscenza inefficace sui rischi di soffocamento nel bambino e sul trattamento di quest’ultimo; è stata riscontrata come costante presente in tutti gli articoli una carenza di formazione, da parte soprattutto dei genitori, riguardo la prevenzione, il riconoscimento dei sintomi e il trattamento. Si evidenzia in molti casi una ridotta conoscenza degli alimenti considerati pericolosi soprattutto riguardo a noci ed arachidi, ma anche frutta e verdura cruda; si nota che molti genitori non sono consapevoli dei rischi che tali cibi possono comportare e non sanno che è bene fare attenzione quando si offrono ai bambini, specialmente se sono piccoli [3, 11, 12]. Da un sondaggio effettuato in Spagna riguardante il rischio di aspirazione delle noci, è emerso che alcuni genitori hanno sempre offerto ai propri figli con estrema tranquillità la frutta secca tanto che circa il 60,3% delle mamme su un totale di 247 hanno affermato che tale alimento veniva proposto anche alle feste, e il 42,1 % di loro l’ha sempre considerata innocua per i propri figli [4]. Le conoscenze sugli oggetti pericolosi sono maggiori ma non sufficienti; in Giappone ancora una piccola percentuale di genitori, circa il 4,3 %, non ne percepisce i rischi [3,11]. La disinformazione sulla prevenzione riguarda anche le buone pratiche che spesso non vengono messe in atto [11], si è notato che alcuni genitori, per esempio, non sanno che è bene non far mangiare i propri figli mentre camminano o ridono oppure non proporre loro giochi inadeguati alla loro età o di dimensioni troppo piccole [3]. Ѐ stata riscontrata una mancata attenzione nei confronti del bambino sia nel momento del pasto che del gioco; la supervisione da parte di chi si sta occupando del bimbo è fondamentale per garantirne la sicurezza. Basandosi su uno studio effettuato in Italia su casi di soffocamento riguardanti bambini di età tra 1 e 3 anni è emerso che vi è una stretta correlazione tra casi di ostruzione delle vie aeree e mancata supervisione; nei casi clinici analizzati la principale causa del soffocamento è stata proprio la mancata attenzione da parte del genitore, insegnante o familiare ed è bastato un attimo per ritrovarsi in una spiacevole situazione che si è poi conclusa con la morte del bambino. L’esito infausto non è dovuto soltanto ad una mancata supervisione; ci sono molti altri fattori che l’hanno comportato come una ridotta conoscenza della manovra di Heimlich che in questi casi avrebbe fatto la differenza e garantito la sopravvivenza del bambino [12]. Il riconoscimento precoce dei sintomi e l’utilizzo delle manovre salvavita sono fondamentali in queste situazioni, ma la formazione da parte dei genitori non risulta effettivamente adeguata; da questa revisione è stato possibile notare una difficoltà nell’individuare i sintomi di ostruzione [1,3] e nel mettere in pratica le manovre di disostruzione e rianimazione cardiopolmonare. I dati ottenuti sul riconoscimento dei sintomi risalgono a due studi, il primo effettuato a Zagabria sui genitori con figli di età inferiore a 5 anni in cui si è riscontrato che soltanto il 15,6 % su un totale di 352 intervistati ha riconosciuto 3 sintomi di ostruzione [1]; il secondo eseguito in Giappone in cui i risultati non variano di molto tanto che il 27,7% delle madri non sapeva che la tosse improvvisa può essere correlata a soffocamento da corpo estraneo [3]. Altrettanto critica è la situazione in merito alle manovre salvavita, si nota difficoltà nel conoscere ed eseguire la manovra di Heimlich e la rianimazione cardiopolmonare (RCP). Ѐ stato dimostrato soprattutto da due studi, il primo effettuato a Zagabria in cui si è riscontrato che il 22,4% dei genitori erano a conoscenza del trattamento da effettuare in emergenza, ma poi effettivamente soltanto il 2% era in grado di individuare il giusto corso d’azione delle manovre; per di più coloro che conoscevano la manovra di Heimlich erano solo il 3,1% degli intervistati [1]. Il secondo, che conferma tali dati, è stato eseguito a Galizia in Spagna; consisteva nella somministrazione di un questionario a 470 intervistati, che comprendevano genitori ed insegnati della scuola primaria, ed ha dimostrato che soltanto 4 persone sono state in grado di rispondere correttamente alle domande in merito alla sequenza del supporto vitale pediatrico, mentre nessuno ha risposto in modo adeguato alle domande sulla rianimazione cardiopolmonare (RCP) [7]. Tali risultati confermano una stretta relazione tra l’educazione sanitaria e la mortalità dovuta a soffocamento; spesso quest’ultima è legata ad una diagnosi ritardata, che dimostra un difficile riconoscimento dei sintomi [3], e alla presenza di complicanze, le quali si sviluppano in base alla sede, alla dimensione del corpo estraneo e soprattutto alla durata dell’ostruzione [13]. Altri articoli hanno evidenziato anche una correlazione tra grado di istruzione dei genitori e conoscenza del soffocamento; si è potuto riscontrare che quest’ultima è maggiore nei genitori con formazione universitaria e nei genitori che hanno lavorato o lavorano come professionisti sanitari [4,5], dovuto probabilmente ad una maggiore opportunità di informarsi o di seguire dei progetti di educazione sanitaria in merito all’argomento. Le fonti da cui i genitori si informano comportano una differenza nell’acquisizione delle conoscenze e nella messa in pratica di quest’ultime; attraverso uno studio eseguito a Madrid è stato verificato che coloro che hanno seguito dei corsi di primo soccorso pediatrico presentano una maggiore autoefficacia in merito alle manovre salvavita [6]. Nonostante i corsi di primo soccorso rappresentino senza dubbio la prima scelta per un’educazione sanitaria efficace, diversi articoli hanno individuato delle alternative altrettanto valide. Si tratta di modalità interattive che permettono di ottenere un maggiore coinvolgimento da parte dei genitori e di garantire il mantenimento delle conoscenze anche a lungo termine; tra queste sono presenti la telesimulazione, l’utilizzo di un serius game, le app mobili e i video educativi. La telesimulaizone è stata utilizzata in Brasile e ha ottenuto degli ottimi risultati; l’obiettivo era valutare le conoscenze riguardo la prevenzione, il riconoscimento ed il trattamento dell’ostruzione delle vie aeree [2]. I serius game sono stati proposti per uno studio a Girona in Spagna; il serius game utilizzato si componeva di 16 minigiochi, ognuno dei quali trattava un argomento diverso riguardo il soffocamento. Il giocatore assumeva il ruolo di aiutante al fine di salvare un bambino che stava soffocando, rilevando precocemente i sintomi ed eseguendo le principali manovre salvavita [8]. In Iran è stata utilizzata un app mobile per valutare la formazione delle madri prima e dopo l’utilizzo di quest’ultima [9] mentre negli USA uno studio similare è stato eseguito mediante la visione di un video educativo [10]. Tutte le nuove alternative proposte per l’attuazione di educazione sanitaria hanno dimostrato ottimi risultati. In conclusione, è possibile affermare che l’educazione sanitaria e la formazione dei genitori ad oggi presenti in merito alla prevenzione e al trattamento dell’ostruzione delle vie aeree non sono ancora sufficienti e questo ha senza dubbio una rilevanza riguardo l’incidenza dei casi, la mortalità e la morbilità. Tuttavia, è stato dimostrato che c’è molto interesse da parte dei genitori nel migliorare le proprie conoscenze e sono già state individuate varie modalità per farlo che hanno provato la loro efficacia; sarà soltanto necessario metterle in atto al fine di raggiungere una conoscenza ottimale riguardo un fenomeno così frequente e al tempo stesso pericoloso per la vita dei bambini.
Al fine di ridurre tali l’incidenza e la gravità di tali eventi è indispensabile intervenire mediante la prevenzione rappresentata principalmente da interventi di educazione sanitaria rivolti alla popolazione e soprattutto a genitori e caregiver. In tal modo è possibile informare in merito ai rischi e alle manovre salvavita, promuovere l’utilizzo di pratiche sicure e tecniche preventive, come i “tagli sicuri” per gli alimenti e le buone pratiche, e incentivare la partecipazione a corsi di primo soccorso pediatrico. È essenziale che i genitori siano in grado di individuare le possibili cause di ostruzione, ponendo particolare attenzione a cibi e oggetti, che per forma, dimensione e consistenza rappresentano un rischio per il bambino. Fondamentali sono anche l’adozione di buone pratiche durante il gioco e i pasti, sottolineando l’importanza della supervisione, e l’iscrizione a un corso completo di Pediatric Basic Life Support and Defibrillation (PBLSD), raccomandato a tutti coloro che sono a contatto con i bambini, e che richiede un aggiornamento annuale delle competenze acquisite. Inoltre, l’applicazione “SALVABIMBI” rappresenta un valido strumento di supporto, offrendo la possibilità di contattare rapidamente i soccorsi e di rivedere le manovre salvavita. L’infermiere in merito a tale fenomeno rappresenta un punto di riferimento fondamentale per i genitori nel momento della richiesta di aiuto e svolge un ruolo chiave nella promozione di comportamenti sicuri per il bambino. Ѐ inoltre responsabile della sensibilizzazione delle famiglie riguardo ai rischi legati all’ostruzione delle vie aeree, contribuendo così a ridurre il numero di incidenti e a migliorare la preparazione della comunità.
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