Assistenza infermieristica per la non autosufficienza: dall’unita’ di valutazione multidisciplinare al ruolo emergente dell’infermiere di famiglia

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Tesi vincitrice Premio Inner Wheel

TESI di CAROTI VERONICA Anno accademico: 2019/2020 –
Relatrice Prof.ssa Luciana Panicucci

Arezzo, 14 Ottobre –  “Problem statement”, introduzione dell’argomento e background.
L’esperienza di tirocinio presso la zona-distretto di Badia al Pino è stata il punto di partenza dello studio effettuato, dove ho potuto conoscere un’infermiera facente parte dell’Unità di Valutazione Multidisciplinare di Arezzo, la quale mi ha introdotto in questa realtà che ho deciso di approfondire. Grazie a lei ho partecipato a varie riunioni del team e ho potuto osservare la stretta collaborazione tra medici, infermieri e assistenti sociali, i quali hanno, tra i tanti obiettivi, anche quello di dare risposte concrete al cittadino non autosufficiente e alla famiglia. Attraverso questa esperienza ho compreso quanto sia fondamentale la collaborazione tra professionisti sanitari e non, per poter rispondere alle esigenze dei cittadini. Dopo aver sviluppato ricerche in merito l’Unità di Valutazione Multidimensionale, aver letto articoli riguardo la non autosufficienza in Italia e in Europa e aver ben compreso il ruolo di ogni professionista nel team, ho deciso di approfondire la tematica sviluppandola dal punto di vista infermieristico, con lo scopo di evidenziare la vastità di ambiti lavorativi, nel contesto sociosanitario, all’interno dei quali l’infermiere può agire con competenza e professionalità. Inizialmente, ho approfondito la tematica della non autosufficienza e come questa coinvolga vari aspetti della vita della persona e della famiglia, ma anche della comunità di appartenenza. In seguito, ho descritto lo sviluppo del Fondo per la non autosufficienza in Regione Toscana, approfondendo l’Unità di Valutazione Multidisciplinare, con specifici riferimenti sul ruolo dell’infermiere al suo interno. Inoltre, ho definito le modalità di accesso ai servizi e la presa in carico della persona. Nel secondo capitolo ho introdotto le schede di valutazione del team, specificando l’importanza dell’esame infermieristico e poi ho parlato dell’infermiere nel contesto sociosanitario, in particolare nell’assistenza domiciliare, nell’assistenza residenziale e nel ruolo di infermiere di famiglia e di comunità. Nel terzo capitolo ho evidenziato il percorso dell’infermiere di famiglia e di comunità, partendo dai progetti europei che ne hanno riconosciuto l’importanza, fino alla sua legittimazione in Italia. Nel quarto capitolo ho esposto le differenze nella gestione del fondo per la non autosufficienza all’interno delle regioni italiane, per poi mettere in risalto le innovazioni che hanno preso campo negli ultimi anni. Infine, ho confrontato le modalità di approccio all’anziano non autosufficiente nei Paesi europei, individuando le nazioni in cui è maggiormente sviluppato il modello di residenzialità e quelle che vertono alla domiciliarità, definendo la linea generale europea. Nelle conclusioni, ho riassunto gli argomenti affrontati nel corso dei capitoli, facendo emergere la crescita e lo sviluppo dell’infermiere nel contesto sociosanitario e in particolare dell’infermiere di famiglia e di comunità, per evidenziare quanto questa figura sia fondamentale per la sanità del futuro.
Metodo di studio: Tesi compilativa. Obiettivo: Lo studio ha come obiettivo quello di approfondire la gestione della non autosufficienza in ambiente extraospedaliero dal punto di vista infermieristico, per poi mettere in evidenza la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità e ricercare le eventuali differenze nei paesi dell’Unione Europea. Discussione dei dati e conclusioni: In seguito all’analisi condotta, è emerso che l’assistenza infermieristica gioca un ruolo fondamentale nel contesto sociosanitario, una figura necessaria anche a seguito del progressivo invecchiamento demografico che ha portato un aumento della non autosufficienza in tutta Europa. La Legge n. 66 del 2008 dà vita al Fondo per la non autosufficienza in Toscana e porta alla nascita dell’Unità di Valutazione Multidisciplinare (UVM), un team composto da medico di medicina generale, assistente sociale, infermiere e altri professionisti che variano in base al bisogno dell’assistito. L’UVM si attiva in caso di bisogno complesso, il quale richiede sia un intervento sociale che sanitario, si occupa di valutare la persona non autosufficiente attraverso schede validate e in seguito elabora il progetto di assistenza personalizzato (PAP) per attivare gli interventi più idonei alla persona. Il Punto Unico di Accesso (PUA) e i Punti Insieme costituiscono i portali di accesso per la presentazione del bisogno da parte dell’utente o dell’operatore sociosanitario. Per quanto riguarda le schede di valutazione, l’UVM valuta tre aree in particolare, l’area clinico funzionale, l’area cognitivo-emotivo-comportamentale e l’area socio-ambientale. Attraverso la scheda infermieristica, che fa parte dell’area clinico-funzionale, l’infermiere individua le aree in cui ritiene necessario il proprio intervento e infine deve indicare il livello del carico assistenziale (basso, medio, alto), per cui la scheda infermieristica risulta una sorta di riassunto della valutazione multidimensionale. L’infermiere è uno dei principali attori nell’erogazione dei servizi per la persona non autosufficiente e tra gli interventi troviamo l’assistenza domiciliare, le attività all’interno di strutture semiresidenziali e RSA, ma anche il ruolo di infermiere di famiglia e di comunità (IFeC), una figura emergente nel contesto territoriale italiano, in particolare per le persone non autosufficienti, poiché garantisce l’erogazione dei servizi nell’ ambiente di vita della persona. Sono stati molti i Progetti europei che hanno identificato l’importanza dell’IFeC. Il progetto “CARESS” ha evidenziato la necessità di promuovere la formazione di professionisti nell’assistenza territoriale, il progetto “CONSENSO” ha sottolineato l’importanza di aiutare gli anziani a vivere autonomamente presso il proprio domicilio il più a lungo possibile e il progetto “ENHANCE” ha permesso di definire le 27 competenze fondamentali dell’IFeC, riunendo professionisti specializzati in vari ambiti da diverse parti d’Europa. In Italia, tale figura, viene ufficialmente riconosciuta attraverso la Legge del 17 luglio 2020 n. 77. Oltre a valutare lo stato di salute della persona nella fase adulta, nell’infanzia e nell’adolescenza, l’IFeC promuove la formazione e l’educazione sanitaria nelle famiglie, facilita l’accesso ai servizi della rete, incita la popolazione all’aderenza terapeutica o ai piani riabilitativi e promuove la continuità assistenziale tra ospedale e territorio, rispettando in primis le volontà del paziente. In Italia, l’approccio alla non autosufficienza è molto diversificato e negli ultimi anni le regioni hanno intrapreso vari progetti interessanti. Il Friuli-Venezia Giulia ha promosso un percorso di screening per identificare preventivamente le fragilità degli anziani, la Toscana ha dato vita a un portale regionale per la ricerca delle RSA e ha promosso il progetto Acot (Agenzia di continuità ospedale territorio), la Liguria ha lanciato il progetto “Reparti ospedalieri a conduzione infermieristica”, in cui gli infermieri gestiscono pazienti stabili in attesa della presa in carico sul territorio e la Lombardia ha dato vita al progetto “Rsa aperta”, che mira a un’assistenza fornita al domicilio, da parte del personale delle strutture accreditate. Nei Paesi europei, l’approccio alla non autosufficienza ha sempre mirato a evitare l’istituzionalizzazione, principalmente attraverso due approcci differenti: il primo verte a mantenere la persona nel proprio ambiente di vita il più a lungo possibile, con un’assistenza domiciliare h. 24; il secondo approccio tende a promuovere nuovi modelli di residenzialità, attraverso la creazione di appartamenti protetti senza barriere architettoniche o mettendo in condivisione spazi comuni, per garantire quel minimo di vita sociale che può essere concesso a una persona non autosufficiente. Il punto focale della tesi è sicuramente la nuova figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, che sarà un punto di partenza per una nuova sanità d’iniziativa, ancor più focalizzata sul paziente, più integrata e coordinata nella gestione dei servizi, ma soprattutto basata sul lavoro in équipe, in cui ogni professionista riconosce il ruolo e l’importanza dell’altro.

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