“La delirium room: un’assistenza infermieristica a suoni e colori.” Focus sull’U.O. di Geriatria del P.O. San Donato di Arezzo

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“La delirium room: un’assistenza infermieristica a suoni e colori.” Focus sull’U.O. di Geriatria del Presidio Ospedaliero San Donato di Arezzo, a case report.

Presupposti per lo studio/evidenze empiriche

Il delirium è una sindrome clinica acuta, caratterizzata da un’alterazione fluttuante e transitoria dello stato di coscienza, a esordio acuto o subacuto con ripercussioni sulla capacità cognitive e percettive. Rappresenta una forte problematica poiché colpisce un gran numero di anziani ospedalizzati in particolare in area critica e lungo degenza.
I soggetti con diagnosi di stato confusionale acuto in ospedale, hanno un’elevata percentuale di morbilità legata all’alto rischio di sviluppare disidratazione, malnutrizione, cadute, problemi di incontinenza e lesioni da decubito; hanno inoltre tasso più elevati di mortalità e di istituzionalizzazione.
Negli ultimi anni si è cercato di migrare da un’ottica esclusivamente curativa e farmacologica del delirium ad un approccio preventivo e non farmacologico, ponendo l’attenzione su moderne strategie di trattamento che racchiudono in sé gran parte degli interventi che sono ad oggi fortemente raccomandati: la delirium room (DR), unità specialistica gestita dall’infermiere che adotta la filosofia del trattamento libero da contenzione fisica e con ridotto utilizzo di farmaci.
Le DR sono nate negli Stati Uniti, dove sono ormai in uso da molto tempo, recentemente hanno raggiunto anche il territorio italiano, arrivate sotto una nuova veste, composta per metà dalle ideologie Americane e per l’altra metà dalle influenze del metodo Snoezelen, un approccio olandese che ha l’obiettivo di agire sul benessere e sulla percezione dell’utente, attraverso una attiva e specifica stimolazione multisensoriale.

Obiettivi dello studio

In questo lavoro l’obiettivo è quello di andare ad indagare i principi di base, l’organizzazione e il funzionamento della delirium room. In assenza di letteratura proposta nel nostro territorio, inoltre, è stato redatto un case report, al fine di riportare la nostra esperienza che ha lo scopo di rappresentare il primo gradino per studi futuri in merito, con la speranza di dimostrare le potenzialità delle nostre strutture.

Popolazione soggetta dello studio Non presente (tesi compilativa)

 

Materiali e metodi

È stata condotta una revisione della letteratura primaria e secondaria sulle banche dati di Medline, Pub Med, Cinahl e Cochrane database of Systematic Review.
La ricerca si è concentrata in particolare sugli articoli di letteratura prodotti negli ultimi 10 anni ma sono stati analizzati anche alcuni studi precedenti.
Attraverso il motore di ricerca “google scolar” sono state trovate altre fonti di ispirazione per la stesura del lavoro: in particolare gli articoli prodotti dal “Journal of Gerontology and Geriatrics (JGG)” e dal “Italian Journal of Medicine (ITJM), atti di congressi e Linee Guida.
Le parole chiave principalmente utilizzate sono state: Delirium, Ederly, Delirium/Snoezelen room, non pharmacological treatment, nurse care, caregiver roles.
Come operatori booleani, utili per ampliare o restringere una ricerca, sono stati tilizzati AND e NOT.
I criteri di inclusione della ricerca sono stati: pazienti anziani ospedalizzati maggiori di 65 anni; articoli riguardanti interventi non farmacologici nelle delirium room americane e nelle stanze Snoezelen

Esposizione risultati/discussione

È ormai cosa nota che il delirium rappresenti un importante problema per la nostra società.
La popolazione sempre più anziana, gli innumerevoli fattori di rischio, le molteplici sfaccettature, la difficoltà diagnostica, la preparazione aspecifica del personale e le complicanze a cui va incontro un soggetto colpito da stato confusionale acuto rendono la gestione dell’evento cosa non semplice.
Attraverso l’analisi della letteratura e dei fattori di rischio predisponenti e precipitanti del delirium si è arrivati a delineare tre profili di soggetti che hanno maggiore possibilità di sviluppare eventi: il paziente geriatrico, chirurgico e di terapia intensiva.
Il gold standard diagnostico è rappresentato dalle scale Confusion Assessment Method (CAM) e Confusion Assessment Method-Intensive Care Unit (CAM-ICU) usate in modo discriminante a seconda dell’unità operativa.
Forti evidenze promuovono i trattamenti non farmacologici per la prevenzione del delirium a discapito di quelli farmacologici, sottolineando come i farmaci antipsicotici, spesso utilizzati per la gestione dello stato confusionale acuto, siano essi stessi causa del problema o dell’incremento di esso.
Non esistono invece forti evidenze circa l’utilizzo di interventi non farmacologici per stati di delirium già manifestati. Negli ultimi anni sono sopraggiunti anche nel nostro territorio, degli approcci più moderni, che applicano tutti gli interventi non farmacologici suggeriti in letteratura sommati al metodo snoezelen: la delirium room.
Le DR sono delle camere multisensoriali che hanno lo scopo di monitorare/salvaguardare il paziente, individuare le cause scatenanti e le strategie non farmacologiche più idonee alla risoluzione del problema, educare il caregiver a riconoscere/gestire situazioni analoghe, riattivare il paziente a livello globale ed effettuare una dimissione protetta.
La stimolazione multisensoriale proposta dal metodo snoezelen si pone l’obiettivo di aumentare/mantenere il benessere dell’utente e incrementare la percezione.
Gli strumenti utilizzati sono: letti ad acqua, bubble tube, fibre ottiche, proiettori, culle care, suoni, tavoli sensoriali e aromaterapia che devono essere accuratamente scelti e dosati in base alla struttura di personalità del paziente, andando quindi a creare un piano di assistenza “su misura” per ogni soggetto.
Fondamentale in queste realtà è inoltre la figura del caregiver, il cui ruolo è sia quello di osservare l’utente ma anche quello di aiutarlo nel suo ri-orientamento spazio-temporale attraverso degli specifici interventi.
L’assenza di forti evidenze scientifiche circa il reale funzionamento delle DR in pazienti con uno stato confusionale acuto già manifesto ci ha portato a redigere un case report al fine di condividere la nostra esperienza.
In soli tre giorni di trattamento il soggetto in studio ha avuto una regressione dello stato confusionale acuto senza utilizzo di farmaci antipsicotici, ed è rientrato presso la sua residenza con un recupero pressoché totale.

Conclusioni

Gli studi presi in rassegna hanno fornito forti evidenze su come l’utilizzo di interventi di natura non farmacologica possano ridurre sensibilmente l’incidenza dello stato confusionale acuto nella popolazione anziana ospedalizzata e che quest’ultimi devono essere sviluppati come un unico protocollo per raggiungere un risultato ottimale.
Non si hanno invece evidenze certe sulla loro efficacia nel trattare uno stato confusionale acuto già manifestalo.
Quanto riguarda l’analisi della DR è stato chiaro sin da subito quanto il modello Italiano fosse differente da quello Americano: entrambi promuovono la cura del paziente affetto da delirium ma mentre quello Americano si concentra principalmente sull’osservazione h24 dell’utente e sulla “conservazione” di quest’ultimo, il modello Italiano va oltre, creando un ambiente multisensoriale che è esso stesso strumento di cura e di salvaguardia dei soggetti affetto da stato confusionale acuto.
Il limite maggiore dello studio è rappresentato dal fatto che è impossibile provare la reale efficacia del nostro modello a causa della mancanza di evidenze rilevanti: gli studi sono prevalentemente di origine Americana, ed essendo le due realtà organizzativamente differenti si va spesso incontro a delle vere e proprie contraddizioni.
Il case report redatto presso l’U.O. di Geriatria del Presidio Ospedaliero San Donato di Arezzo ha dimostrato nel suo piccolo come un mix di interventi non farmacologici, calibrati su misura per il paziente, possano portare alla regressione di uno stato confusionale acuto in tempi relativamente brevi.
Ovviamente il singolo studio non rappresenta un’evidenza scientifica ma ha lo scopo di riportare la nostra breve esperienza al fine di prefigurare uno spunto per futuri studi presso il nostro presidio ospedaliero.

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