COVID‐19 e “La mano de dios”

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La figura infermieristica in questi ultimi due anni ha avuto più che mai un ruolo cruciale e di vicinanza per le persone malate e bisognose di assistenza (Snethen, 2020). Il “prendersi cura” di una persona, definito da Jean Watson con il termine inglese “human caring”, e che comprende la sfera fisica, psicologica e sociale con l’alterazione dei bisogni umani (Pajnkihar et al., 2017) ha impegnato in maniera costante tutti gli infermieri del mondo. Alla base del prendersi cura di una persona è presente la relazione, dedicarle tempo, starle vicino, perché “il tempo di relazione è tempo di cura” (Codice deontologico infermieri, 2019). La relazione con una persona può essere di tanti tipi e coinvolgere vari sensi, ma se entriamo nello specifico dei setting assistenziali ci sono delle situazioni cliniche che spesso non consentono interazione verbale e/o visiva. Tra questi setting vi rientra sicuramente la terapia intensiva e nello specifico i pazienti incoscienti. Con loro l’interazione è limitata rispetto a chi è cosciente e fargli sentire la vicinanza è sicuramente più complicato. Durante la pandemia da COVID-19 sono state sospese le visite dei parenti/conoscenti ai propri familiari/conoscenti diminuendo ancor di più il tempo di contatto terapeutico con i pazienti. È a tal proposito che nasce “la mano de dios”, nome che un’infermiera brasiliana ha dato a due guanti in lattice intrecciati e riempiti di acqua calda. Mentre nei reparti a bassa complessità assistenziale i pazienti covid positivi potevano comunicare con l’esterno e con i propri familiari/conoscenti attraverso smartphone e tablet, lo stesso non era possibile per quei pazienti ricoverati in reparti intensivi e in sedazione profonda. In questa tipologia di pazienti, spesso immobilizzati, capita di avere indici di perfusione periferica che non consentono una efficace lettura per la saturazione di ossigeno, ed è per questo che Lidiane Melo, infermiera brasiliana di 36 anni, in servizio presso l’Hospital Universitário Clementino Fraga Filho di Rio de Janeiro, ha deciso di utilizzare due guanti in lattice intrecciati e riempiti con dell’acqua calda raggiungendo il risultato sperato. Questa tecnica, che non trova riscontro scientifico in letteratura, ha permesso di migliorare la circolazione della mano e può aver dato una sensazione di vicinanza, proprio come se qualcuno tenesse la mano di quella persona.

Dott. Antonio Garofalo – Infermiere di terapia intensiva

BIBLIOGRAFIA:
Codice deontologico infermieri. (2019).
Pajnkihar, M., McKenna, H. P., Štiglic, G., & Vrbnjak, D. (2017). Fit for Practice: Analysis and Evaluation of Watson’s Theory of Human Caring. Nursing Science Quarterly, 30(3),
243–252. https://doi.org/10.1177/0894318417708409
Snethen, J. A. (2020). «Being a Nurse» in the International Year of the Nurse and the
Midwife. Nursing Outlook, 68(3), 255–257. https://doi.org/10.1016/j.outlook.2020.04.004